Visualizzazione post con etichetta Italiano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italiano. Mostra tutti i post

lunedì 21 ottobre 2013

LA METRICA

La forma di una poesia ne determina il ritmo, che è una sua parte fondamentale: lo studio dei vari tipi di forma è detto metrica. La metrica di una poesia si decide prima di tutto dalla lunghezza e dal tipo dei suoi versi, ma altri elementi importanti sono anche il tipo di strofa e il tipo di rima che usa: altri elementi della metrica sono le figure metriche e le licenze poetiche.

Un verso di una poesia è la sua unità ritmica principale, e corrisponde grosso modo ad una riga: la lunghezza del verso determina il ritmo, lento per versi lunghi, veloce per versi corti. I versi si classificano per il numero delle sillabe di cui sono composti: nella lingua italiana si hanno dieci tipi di versi, di cui cinque parisillabi (2, 4, 6, 8 o 10 sillabe) e cinque imparisillabi (3, 5, 7, 9 o 11 sillabe).
In ogni verso, il ritmo della lettura è dato dagli accenti più forti, che per questo vengono detti ritmici: il tipo di verso, più che dalla lunghezza in sillabe (che può anche variare: vedi i versi ipermetri e ipometri) è definito soprattutto dalla posizione degli accenti forti al suo interno.

  • il monosillabo formato da una sillaba, esempio: so, tu, già, mio (solo per sineresi, altrimenti due sillabe), io (solo per sineresi, altrimenti due sillabe) ecc.
  • il bisillabo o binario o bisillabico, verso che ha un accento ritmico sulla prima sillaba;
  • il trisillabo o trisillabico, verso che ha un accento ritmico sulla seconda sillaba;
  • il quaternario o quadrisillabo, o quadri sillabico, verso con accenti sulla prima e sulla terza sillaba;
  • il quinario o pentasillabo, verso in cui gli accenti ritmici cadono sulla prima o seconda sillaba e sulla quarta;
  • il senario verso con gli accenti ritmici sulla seconda e sulla quinta;
  • il settenario verso che ha il primo accento ritmico mobile, che può cadere su una qualsiasi delle prime quattro sillabe, mentre il secondo accento è fisso sulla sesta sillaba;
  • l’ottonario verso con gli accenti sulla terza e sulla settima sillaba;
  • il novenario o enneasillabo: da qui in poi sono necessari tre accenti ritmici anziché due soltanto, per l'accresciuta lunghezza dei versi: gli accenti ritmici del novenario cadono sulla seconda, quinta e ottava sillaba;
  • il decasillabo verso con accenti sulla terza, sesta e nona;
  • l’endecasillabo, con un solo accento obbligato sulla decima sillaba ed altri due accenti, fondamentali, mobili e vincolanti, sulla quarta e/o sulla sesta sillaba. Quando, però, in luogo della quarta e/o sesta, l'accento cade sulla quinta sillaba, l'endecasillabo dicesi "non canonico" o "di quinta", mentre l' eventuale ictus sulla settima, chiamato anche "dantesco", è secondario e non vincolante.

giovedì 3 ottobre 2013

LA SCUOLA SICILIANA E IL DOLCE STIL NOVO (età comunale)

Dal 5 secolo d.c dopo l' indebolimento dell' Impero Romano, ci si avvia lentamente verso una generale frantumazione delle pratiche di governo, ad una disgregazione delle scuole, ad una difficoltà nelle comunicazioni; ecco che anche il linguaggio, il parlato, viene contaminato dalle parole nuove dei popoli invasori; per questo, attraverso un lento processo linguistico, la forza del latino viene meno, e si affermano su di lui quegli idiomi che, creano le attuali lingue o lingue moderne; in Sicilia, alla corte del ghibellino Federico II di Svevia, fondatore dell'università di Napoli (famosa per gli studi giuridici) e dell'università di Salerno (famosa per gli studi di medicina) vengono da lui chiamati studiosi cattolici, greci ed arabi; il colto imperatore, infatti, che parlava benissimo tedesco, francese, greco, latino, arabo e l'ebraico promuove degli studi scientifici nella città di Palermo; ecco che nel 1230 nasce nel capoluogo siciliano la scuola siciliana, primo centro in Italia in cui si parla italiano e luogo in cui si forma un primo gruppo di intellettuali, in tutto una ventina, i quali introdussero nei loro scritti il volgare siciliano; tra questi Pier delle Vigne, Iacopo da Alentini, Filippo da Messino, Cielo d'Alcamo ed altri. Dopo la morte di Federico II di Svevia nel 1250 la scuola siciliana si frantumò e l'eredità degli studiosi passò in Toscana esattamente a Firenze, prendendo il nome di Dolce Stil Novo; così, il fiorentino scritto, diventa alla fine del '200 la lingua letteraria per eccellenza di tutti gli intellettuali italiani fino ad oggi.
Dolce Stil Novo 2: A Firenze infatti un piccolo cenacolo di giovani poeti, capeggiato dal bolognese Guido Guinizzelli, giudice di professione,e dai fiorentini Guido cavalcanti, Cino da Pistoia, Lapo Gianni e lo stesso Dante Alighieri i quali si distaccheranno dalla precedente tradizione siciliana, creando per la prima volta testi di lingua italiana. Questi poeti appartenevano ad una ristretta cerchia di intellettuali, che di fatto costituivano una specie di aristocrazia, non di sangue ma di nobiltà d'animo; erano infatti tutti molto eruditi ed appartenevano all'alta borghesia universitaria. 

lunedì 30 settembre 2013

struttura della Divina Commedia

Dante ha studiato letteratura dai frati Escolopi in particolare quattro letterature: Lettarutura Latina, Lettaratura Provenzale, Letteratura Mariana, Letteratura agiografica; per questo motivo la Divina Commedia è piena di riferimenti, come parole in Latino, a queste letterature. Dal 1304 al 1308 scrive l' Inferno; dal 1308 al 1312 scrive il purgatorio; dal 1312 al 1318 scrive il paradiso. L' Inferno è stato creato dalla caduta dal paradiso di Lucifero, che venne cacciato da dio; la sua caduta formò un enorme cratere al cui centro rimase intrappolato Lucifero per colpa di un lago, che lo avvolse e non lo lasciò andare, di nome Cocito; le roccie che sposto Lucifero nella caduta formarono una montagna dall' altra parte. Con il passare dei secoli sopra il cratere formato da Lucifero sorse Gerusalemme patria degli ebrei. Nel cratere si formò l' inferno con i suoi nove anelli; Dante impiegò tre giorni per attraversarlo e una volta arrivato al centro sfruttò il tunnel formato dalle rocce per andare nel purgatorio e ci restò per due giorni; infine grazie a Beatrice arrivò nel Paradiso e ci restò per altri due giorni.

Dante Alighieri

Nasce, a Firenze, in una famiglia di piccola nobiltà che parteggiava per i guelfi. La città sta vivendo un periodo di tumulti provocati dalla rivalità tra due potenti famiglie i Cerchi e i Donati; Dante si schiera dalla parte dei Cerchi. venne inviato a Roma come ambasciatore e sulla via del ritorno venne a sapere che i Donati avevano vinto e che lo avevano condannato a morte e avevano confiscato tutti i suoi beni così fu costretto a passare di corte in corte visitando alcune città tra le quali: Verona, Treviso, Padova e Venezia. Morì infine a Ravenna forse per delle febbri malariche che aveva contratto viaggiando.

mercoledì 25 settembre 2013